Summa 2026: quando il vino diventa esperienza

C’è un posto in Alto Adige dove ogni aprile il tempo rallenta. Le stradine di Magrè sulla Strada del Vino si riempiono di calici, di voci in dieci lingue diverse, di profumi che escono dai portoni dei palazzi storici della famiglia Lageder. Si chiama Summa, ed è la quarta volta che ci vado.

Non è una fiera. Non è il Vinitaly. È qualcosa di completamente diverso.

Sono le sei e mezza del mattino quando partiamo da Castelleone. In macchina con gli amici del Wine Club, direzione Trentino. C’è già quell’energia che si sente solo quando sai che la giornata sarà speciale.

Il momento che aspettavo da mesi

La masterclass di Alois Lageder era quella che avevo segnato in rosso sul calendario. Verticale del Löwengang Uvaggio Storico, sette annate in fila: 1995, 1999, 2004, 2008, 2013, 2019, 2022.

Alois Lageder durante la degustazione del Löwengang Uvaggio Storico

Il Löwengang è un blend di Carmenère, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Petit Verdot prodotto da viti di oltre 140 anni. Non è un vino che urla. È un vino che racconta, lentamente, con una precisione quasi geometrica.

La 2022 era ancora giovane, tesa, con tutto il futuro davanti. La 2019 più aperta, generosa. La 2013 aveva già trovato il suo equilibrio. Ma la 2004 e la 2008 erano su un altro pianeta. Complessità, eleganza, una persistenza che ti lascia il palato in silenzio per qualche secondo. Per me la 2004 è stata la migliore in assoluto. Una di quelle bottiglie che non dimentichi.

Gravner: il nome leggendario e il palato onesto

Joško Gravner è uno dei produttori più discussi e rispettati al mondo. Le sue Ribolla Gialla sono vini estremi, lontanissimi dagli standard, frutto di una filosofia radicale che ha fatto scuola.

Aspettavo questa masterclass con curiosità mista a timore reverenziale.

Al naso non si discute. Le sei annate, dalla 2018 alla 1990, erano seducenti, quasi ipnotiche. Frutta matura, miele, note balsamiche. Una complessità olfattiva che ti blocca sul calice.

In bocca però la volatile era troppa per i miei gusti. Quel sentore di aceto, presente in quasi tutte le annate, appiattiva la mineralità e rendeva difficile per me apprezzare il vino fino in fondo. Solo le annate più vecchie, la 2000 e la 1990, sembravano aver trovato un equilibrio diverso.

Non è una critica assoluta. Gravner è Gravner, e il suo percorso è coerente e autentico. Ma il mio palato quel giorno ha detto chiaramente no. E preferisco dirlo.

Le sorprese che non ti aspetti

Il bello del Summa è che tra una masterclass e l’altra giri tra i banchi e trovi cose che non conoscevi o che non avevi mai assaggiato dal vivo.

Frank Cornelissen mi ha colpito con due vini agli antipodi. Il Magma 2022 era ancora chiuso, potente, con un potenziale futuro enorme. Il Susucaru 2025, Nerello Mascalese giovane, aveva invece una beva straordinaria, immediata, senza fronzoli.

I due Bordeaux di Claire Villars-Lurton e Comtes von Neipperg erano eleganza pura. Château Haut-Bages Libéral 2019 e Château Canon-la-Gaffelière 2019: vini che ti ricordano perché Bordeaux è ancora Bordeaux.

Podere Il Carnasciale mi ha sorpreso con il Caberlot 2020, un vino unico nel suo genere, e con l’Ottantadue 2023, un Valdarno di Sopra DOC 100% Sangiovese prodotto nell’unica DOC totalmente biologica d’Italia.

Ma la scoperta più bella è stata Christian Tschida, dal Burgenland austriaco. I suoi vini nascono su suoli quasi desertici, poveri, estremi. E quella povertà del terreno si trasforma in bottiglie di una profondità straordinaria. Ho assaggiato tutta la sua linea e ho fatto fatica a fermarmi.

Perché vale ogni chilometro

Quarta edizione del Summa. Stessa conclusione di sempre.

C’è qualcosa in questo evento che non si trova altrove. Non è solo il vino, anche se il livello è altissimo. È l’atmosfera. I produttori presenti in prima persona ai loro banchi. Le conversazioni che nascono spontaneamente. Il borgo di Magrè che si trasforma per un giorno nel centro del mondo del vino biologico e biodinamico.

Se siete appassionati di vino e non ci siete mai stati, il prossimo anno segnatevelo in calendario.

Ne vale ogni chilometro. Ogni sveglia alle sei di mattina. Ogni bottiglia aperta.

Leggi anche gli articoli che parlano dell’edizione 2025 e dell’edizione 2024.

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